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Giuseppe Maffioli e 'La cucina trevigiana'

Sala&Cucina

Un personaggio tanto grandioso quanto dimenticato, dove il termine “eclettico” ha le sue sembianze: Maffioli fu un maestro elementare attento agli emarginati, giornalista, autore televisivo e radiofonico, drammaturgo, regista teatrale, attore e, soprattutto, un gastronomo e uno storico della cucina colto e attento alle fonti. Non sempre in questo ordine. Ma fu anche un grande cuoco e il consulente gastronomico per il capolavoro La grande abbuffata di Marco Ferreri.

Capita, talvolta, che gli uomini più illuminati vengano dimenticati. Era avanti decenni Giuseppe “Bepo” Maffioli (Padova 1925 – Treviso 1985): prima di Slowfood e di altre forme di salvaguardia del patrimonio gastronomico, puntò a tutelare le tradizioni alimentari del tessuto sociale veneto, facendo scoprire i prodotti locali in un legame reciproco tra storia, territorio, cultura e cucina, contro l’industrializzazione e l’appiattimento gustativo e culturale “moderni”.

Viaggiò molto a ciaccia di nuovi gusti e sapori, da gran curioso, dando pari dignità alla cucina delle cuoche di casa, di osteria e di grandi ristoranti in un atteggiamento aperto e cosmopolita. Era un colto gourmet dal phisique du role, ma anche un grande cuoco e generoso anfitrione che metteva a tavola, nella sua casa di Dosson di Casier (TV), democraticamente e senza differenze, tutti coloro che varcavano la soglia della sua cucina.

Poliedrico, irrequieto e dal carattere non certo accomodante, si dedicò anche alla sperimentazione, in “guerra” contro il sistema. Era omosessuale, cosa non semplice nell’Italia e nella Treviso del periodo. Chissà per quale di questi motivi lo si è dimenticato: la verità è che non ci sono scuse.

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