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Justus von Liebig e l’industria alimentare

Sala&Cucina

Uno scienziato e un divulgatore geniale, ben oltre l’estratto di carne
Justus von Liebig è, senza ombra di dubbio, una delle figure più emblematiche del XIX secolo, in un mix di intelligenza vivacissima, entusiasmo e, forse, un pizzico di follia. Non fu, infatti, un semplice scienziato, ma l’artefice di una trasformazione che portò la chimica al rango di scienza esatta. La sua invenzione più nota, quella dell’estratto di carne, fu, in realtà, una delle sue tante scoperte e non la più importante.

Nacque a Darmstadt nel 1803 e crebbe nel retrobottega della drogheria paterna, affascinato dagli scoppi dei fulminati d’argento e di mercurio dei ciarlatani alle fiere di paese che imparò a sintetizzare da autodidatta, leggendo i libri di chimica della biblioteca del Granduca Luigi I d’Assia. Sin da piccolo li preferiva ai noiosi volumi di lingue antiche e ‘morte’ del liceo. La sua dimestichezza con gli esplosivi crebbe così tanto da essere espulso dal suo Gymnasium per una deflagrazione accidentale. Lo stesso accadde durante il suo apprendistato in una farmacia a Heppenheim, iniziato a soli 14 anni, a causa di un violento scoppio nel laboratorio della spezieria. Non era fatto per le costrizioni da studente e nemmeno da farmacista.

Grazie a una borsa di studio ottenuta dal Granduca, dopo un breve e turbolento passaggio all’Università di Bonn e di Erlangen, dove ottenne il dottorato nel 1822 a soli 19 anni, Liebig si trasferì a Parigi, al tempo il luogo più affascinante del mondo, anche dal punto di vista intellettuale. Qui ebbe la fortuna di studiare, tra gli altri, con Joseph-Louis Gay-Lussac, grande chimico, e fu ammesso nel suo laboratorio privato grazie alla segnalazione di Alexander von Humboldt, che rimase folgorato, è il caso di dirlo, da una presentazione di Liebig sui fulminati presso l’Académie des Sciences.

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